Grandi amori del passato e luoghi in cui vissero le coppie celebri: un itinerario
Un itinerario nel segno dell'amore: proponiamo luoghi particolarmente romantici nella città di Firenze, i panorami più struggenti, le storie d'amore del passato, i luoghi segnati dalle grandi passioni.
PONTE VECCHIO
La storia di questo ponte è legata ad un giovane nobile fiorentino vissuto nei primi anni del ‘200: Buondelmonte de’ Buondelmonti, giovane bello, elegante e colto, fu qui ucciso a colpi di pugnale mentre cavalcava il suo cavallo bianco, bardato a festa, il giorno di Pasqua del 1215. Buondelmonte aveva commesso un peccato d’amore: si era prima innamorato di una ragazza di Casa Amidei, promettendole di sposarla, poi si era tirato indietro proprio davanti all’altare, con vaghe scuse. C’era naturalmente di mezzo un’altra donna: Beatrice Donati, e per questo gli Amidei si vendicarono. Le varie famiglie di Firenze presero poi la loro parte: o con gli Amidei o con i Donati, e si racconta che da qui ebbe origine la più profonda divisione politica di Firenze, che sfociò in sanguinose lotte tra le due fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini.
CHIESA DI DANTE
Davanti a questa chiesa si dice che Dante incontrò per la prima volta Beatrice e se ne innamorò. La chiesa è molto antica (risale al 1032) ed al suo interno è sepolta Beatrice Portinari (spentasi nel 1291) e la sua nutrice Monna Tessa, colei che ispirò al padre di Beatrice la fondazione dell’ospedale di Santa Maria Nuova, ancora esistente. All’interno della chiesa è anche raffigurato l’incontro di Dante e Beatrice in occasione del settecentenario della sua morte di lei.
La chiesa di Dante si trova tra le ex case Portinari in Via del Corso (ora Palazzo Portinari Salviati, sede della banca Toscana) dove abitava la famiglia Portinari e la Casa di Dante Alighieri, ricostruita sull’angolo, di fronte alla Torre della Castagna.
ARCO DEI PIZZICOTTI
(Lungarno Acciaioli, angolo Via Tornabuoni/Ponte S. Trinita, lungo il Palazzo Spini Feroni) – Fino al diciannovesimo secolo, prima che i lungarni fossero realizzati nella forma attuale, c’era qui un vicolo coperto da un arco, detto “dei pizzicotti” perché la domenica, i ragazzi si appostavano in questo stretto passaggio e attendevano che le ragazze passassero di qui per andare o tornare dalla Messa alla Chiesa di Santa Trinita. L’arco non esiste più.
UNA MUCCA PER IL DUOMO E IL BALCONE DELLA PANTALONAIA
All'epoca della costruzione della cupola del Brunelleschi (1419-1436) furono erette le impalcature lignee; il lato dell'edificio ove è aperta la Porta della Mandorla si affaccia sulle case vicino all'imbocco della attuale via dei Servi, e in una di queste abitava una giovane e graziosa cucitrice che, o per cercare un po' di luce o per seguire il corso dei lavori o per sbirciare gli uomini che vi lavoravano, si affacciava sovente al balcone prospiciente la cupola. La adocchiò uno dei capomastri che, complici gli sguardi, riuscì ben presto ad incontrarla - quando il marito della vispa fanciulla si assentava per andare al lavoro - nella casa di lei.
Oltre al danno, la beffa, perché il gagliardo capomastro pensò bene di rendere un segno tangibile, a memoria della sua impresa scolpendo una testa di bove con bel paio di corna, che volge lo sguardo dritto alla casa della bella pantalonaia e del di lei marito.
In realtà, lungo la via dei Servi, a partire dalla piazza Santissima Annunziata, si snodava un assito che, a mo' di piano inclinato, saliva fino alla cupola per condurre i bovi carichi di materiale e, in segno di gratitudine nei confronti di questi miti e umili animali che faticavano insieme con gli uomini, fu scolpita la testa bovina.
SANTA MARIA DEGLI ANGELI E LA ROTONDA BRUNELLESCHI
Lo straordinario soggiorno in Italia, nel 1709, di Federico IV, re di Danimarca, aveva un'origine molto romantica: incontrare di nuovo Maria Maddalena Trenta, amore mai dimenticato dal re danese. Si conobbero nel 1692 a Lucca, durante un viaggio di istruzione di Federico ma i due amanti non poterono sposarsi, visto che la ragione di stato imponeva che il sovrano non prendesse in sposa una cattolica. Federico convolò a nozze in patria e Maria Maddalena si chiuse in convento a Firenze: passati diciassette anni il sovrano tornò a renderle visita. Fu così che Federico, una volta divenuto re, volle tornare in Toscana e rivedere non solo i luoghi del suo innamoramento ma, soprattutto, la mai scordata monaca Trenta. Il permesso per un breve colloquio venne accordato al sovrano dopo lunghe ed insistenti richieste all’Arcivescovo di Firenze e nessuno seppe mai cosa si dissero il re e la suora.
Il convento in questione era quello camaldolese di S. Maria degli Angeli, soppresso nel 1810. La celebre rotonda (oggi Ateneo linguistico dell’Università di Firenze) è stata progettata dal Brunelleschi e si trova in Via degli Alfani, all’angolo con piazza Brunelleschi.